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. Appartamento, affittacamere a San Gimignano (Siena) |
.San Gimignano - le torri
San Gimignano, di belle torri , si diceva, un tempo ne avesse 72. Nel 1580 ne erano restate 25. Oggi sono 14, altre se ne possono contare scapitozzate e incorporate in vari edifici. La loro architettura è un segno parlante di una mentalità, fatta di sicurezza, di offesa, di orgoglio. La prima torre fu quella del Podestà, alta 51 m., detta la rognosa. Serviva per gli uffici del primo cittadino per l'amministrazione della giustizia e da carcere per i rei. Poi la torre del Comune, o Torre Grossa, che affianca il palazzo nuovo del Podestà, adorna, come si può vedere di molti stemmi, a ricordo dei vari podestà, sotto i quali fu innalzata ed è alta 54 m. Poi cominciarono le famiglie a costruire torri magnatizie. Sono case fortezza, dove la comodità di abitazione è ridotta al minimo. Solide, inattaccabili dal fuoco, impenetrabili alle invasioni, sacrificavano la luce e l'igiene alla sicurezza.
Le buche ancora visibili sulle facciate servivano alla rapida costruzione di ponti di legno tramite i quali ci si univa con le torri delle famiglie alleate o da dove si attaccavano le case dei nemici. Gli statuti del 1255 proibivano di alzare torri più alte della Torre Rognosa. Pare che la prima famiglia a infrangere questo ordine fosse quella dei Salvucci la quale la quale non costruì una torre più alta di quella del Comune, ma ne costruì due, la cui altezza sommata mortificava la torre del potere pubblico. Altrettanto fecero i loro feroci nemici, gli Ardinghelli, ghibellini. Queste due coppie di torri sono, rispettivamente a sinistra e alla destra guardandole da piazza del Duomo e si chiamano torri gemelle. L'edilizia civile a San Gimignano ci offre una straordinaria varietà di tipi, un autentico campionario di motivi strutturali e decorativi propri dell'architettura toscana del Duecento e del Trecento: vi Troviamo infatti bifore alla senese, finestre alla fiorentina, archi a sbarra di tipo pianeggiante, applicazioni di scodelle maiolicate pure secondo l'uso pisano, ghiere in cotto minutamente lavorate come negli edifici lucchesi e senesi, coronamenti ad arcatelle a pien centro o a sesto acuto talvolta sormontati da merlature, ma più spesso da tettoie aggettanti. Né vi manca neppure qualche accenno di gusto orientalizzante, mediato sia attraverso Pisa, dalla quale in larga misura San Gimignano dipese commercialmente, sia direttamente dall'Oriente dove, in società con pisani o con fiorentini, oppure da soli, i mercanti sangimignanesi avevano i loro fondaci per lo smercio deello zafferano, del miele e di altre mercanzie. Giustamente fu detto che "San Gimignano può considerarsi come il museo dell'abitazion toscana dell'Evo di mezzo" (San Gimignano, Notizie storiche di Giovanni Cecchini - Commento artistico di Enzo Carli, Siena, 1962. |