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. Appartamento, affittacamere a San Gimignano (Siena) |
.San Gimignano - Palazzo Comunale
Ritorniamo in piazza del Duomo. Di fianco troviamo il palazzo del Comune. Si cominciò a costruirlo nella seconda metà del 1200. Il 23 Dicembre 1288 era terminato e funzionante. In quel giorno vi si riunì per la prima volta il Consiglio del Comune. E' il vero e unico palazzo del Podestà, l'altro detto «antico» non servì mai per le riunioni conciliari, ma solo per l'abitazione del Podestà e per le carceri.
Dieci anni dopo, al Palazzo si affiancava la Torre Grossa, terminata nel 1311. Originariamente le dimensioni del palazzo erano più ridotte. Fu ampliato in profondità nel 1323. Il disegno iniziale viene, da alcuni, attribuito al grande architetto Arnolfo di Cambio, di Colle Val d'Elsa. Sul lato destro si noti la Loggia o Arringo, dalla quale il Podestà si presentava e pronunziava il giuramento di fedeltà alla città.
Ai piedi di questa scala, nel 1352, furono decapitati Primerano e Rossellino della famiglia degli Ardinghelli. La merlatura del palazzo è una aggiunta del 1811, piuttosto pesante dal punto di vista architettonico. Oltrepassata la porta con sopra scritto «Museo Civico», si sbocca nel cortile, la cui edificazione risale al 1323, quando cioè il palazzo fu ampliato. All'interno le mura sono segnate dagli stemmi di alcuni Podestà, di varie epoche. Sono come biglietti da visita che ci fanno sentire questi lontani cittadini stranamente presenti e vivi. La cisterna fu scavata durante l'ufficio del Podestà Jacopo di Carroccio Alberti, nel 1360. Qua e là, urne cinerarie etrusche. Sul lato destro si apre la Loggia del Giudice. I tre affreschi delle pareti sono da mettersi in relazione con l'amministrazione della giustizia che qui avveniva pubblicamente. L'affresco in alto, di fronte, rappresenta la Madonna e il Bambino che regge un cartello con la scritta: «Diligite justi-tiam qui iudicatis terram», citazione biblica che significa: «Amate la giustizia, voi che giudicate la terra». Ai lati della Madonna, S. Gregorio e S. Gimignano. Nella parte destra, un grande affresco del Sodoma (1507) raffigurante S. Ivo (il santo canonista francese, protettore degli avvocati e avvocato pure lui) nell'esercizio della sua professione. Una folla di cittadini si accalca al suo scanno, il santo rende giustizia a un bambino, mentre, fuori dell'ufficio, un gruppo di altri cittadini viene a cercare giustizia colle mani piene di regali. Per questo, un personaggio, dall'interno, guarda severamente che nessuno entri a corrompere il giudice. Della inviolabilità della giustizia non pare fosse molto convinto un anonimo cittadino del '500 il quale, scrisse con un carbone sulla cattedra: «io ti prometto che vincerai se con la (borsa?) sollecito sarai». La terza pittura è una allegoria, forse dello stesso Sodoma, (1513). Dall'alto della sua sede il giudice scaccia la Menzogna che si strascica ai suoi piedi, ed ha alla sua destra e alla sua sinistra rispettivamente la Prudenza (simbolo il serpente) e la Verità (donna nuda). In alto è scritto: «per quel che pecha l'huom per quel patisce cava tu verità a la bugia la falsa lingua qual sempre mentisce». Sopra l'uscita del corridoio da cui siamo entrati c'è un affresco del pittore sangimignanese Cesare Vagarini e rappresenta (da destra) la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza |