Casa vacanze San Gimignano (Siena): appartamento e camereCasa vacanze San Gimignano (Siena): appartamento e camere
. Appartamento, affittacamere a San Gimignano (Siena)

.San Gimignano - Il Duomo

La lapide fra le due porte sulla facciata esterna ricorda la consacrazione del tempio da parte di Papa Eugenio III, il 21 Novembre 1148. La Pieve veniva a sostituire e a incorporare un preesistente Oratorio del IX° o X° sec, le cui tracce sono visibili lungo la parete interna della facciata. Il tempio è a pianta basilicale. Non cono­sciamo il nome o i nomi dei primi costruttori. Per la sopraelevazio-ne della navata centrale del capomastro Brunisemd, probabilmen­te lombardo, e del sangimignanese Gamo Gamucci. La chiesa ha subito qualche altro rimaneggiamento nel sec. XV. Il più impor­tante è quello operato dal fiorentino Giuliano da Maiano, nel 1466, che trasformò la parte presbiteriale, allungando il coro e aprendo nel transetto sei cappelle, tre per lato. Giuliano da Maiano disegnò e aprì anche la Cappella dove sono conservate le spoglie di S. Fina.
Negli stessi anni, in corrispondenza alla Cappella di S. Fina, veniva aperta la Cappella della Madonna. La cappella interrompeva un'ala di chiostro che a fianco della pieve portava al cimitero.
Parete interna della facciata
. resti dell'abside della primitiva chiesa. Madonna Annunziata e Angelo Annunziante, statue li­gnee di Jacopo della Quercia (1421), e policromate da Martino di Bartolomeo nel 1426, come attesta una iscri­zione nello zoccolo della statua della Vergine. Alla clas­sica plasticità dell'Arcangelo Gabriele fa riscontro la rat­tenuta soavità del volto e della figura della Madonna. Le due statue sono le sole documentate tra le non molte opere lignee attribuite allo scultore senese. Nei libri con­tabili dell'Opera Collegiata esse sono dette «di Maestro Jacopo della Fonte di Siena».
Martirio di S. Sebastiano, di Benozzo Gozzoli (1465). L'af­fresco piaceva tanto a Gabriele D'Annunzio. Sui pilastri: S. Agostino, S. Bernardo, S. Girolamo, S. Bernardino.
Nella parte superiore
. Giudizio universale di Taddeo di Bartolo (1393), con sce­ne di realismo sforzato fino al grottesco.
Parete di sinistra, entrando
. Episodi dell'Antico Testamento, dalla Genesi al Libro di Giobbe, del senese Bartolo di Fredi (1367). Le pitture furono ritoccate nel 700 ma sono già stati fatti saggi per ri­portarle al loro colore originario. Il pittore traduce con freschezza di immagini i fatti biblici e ravviva con particolari di popolaresca poesia le varie scene, segno della scioltezza e immediatezza della sua arte. I grandi temi che il suo pennello tratta non lo hanno preoccupato. Egli si serve di volti, di fogge di vestiti, di atteggiamenti della vita quotidiana del suo tempo per rappresentare fatti e situazioni nei quali si riflette, sia pure non in profondità, la storia dell'uomo di sempre, come nei principali episodi della vita del paziente Giobbe.
Altare maggiore
. Ciborio e Angeli Adoranti di Benedetto da Majano (se­conda metà del 1400).
Parete di destra
. Vita di Cristo, di Barna da Siena (metà del '300) «uno dei più cospicui momenti della pittura senese del Trecento» (Enzo Carli). Il Barna morì mentre attendeva alla scena della Crocifissione. Cadde all' indietro dal palco dove la­vorava, mettendo un piede in fallo, nel retrocedere per osservare l'effetto della sua pittura.
Racconta il Vasari: «stranamente dal ponte a terra cadendo si pestò di ma­niera dentro, e sì sconciamente s'infranse, che in spazio di due giorni passò da questa vita». Terminò il lavoro un allievo del Barna, Giovanni d'Asciano. La scena della Crocifissione è stata danneggiata dal cannoneggiamen­to della guerra, luglio 1944. L'opera, nel suo insieme, vive momenti di alta e forte drammaticità. Si veda la scena del bacio di Giuda, dell'andata al Calvario, soprattutto la Crocifissione. La linea del Barna è vigorosa, e il suo pen­nello, per essere quello di un senese, nulla concede al preziosismo dei colori. La partecipazione dell'artista e quella di chi guarda, nascono non tanto dal racconto o dalla lettura dei fatti, quanto dalla penetrazione nell'inti­mo delle figure. Gli effetti che l'artista consegue sono, è stato osservato, quelli di una «sacra rappresentazione».
Accanto alla Crocifissione
. Cappella di S. Fina, su disegno di Giuliano da Majano. Iniziata nel 1468 fu terminata nel 1475. Il bellissimo alta­re è del fratello di Giuliano, Benedetto. Per la realizzazio­ne dette validi suggerimenti un altro grande artista, A. Rossellino. Le pitture delle pareti sono di Domenico Ghir­landaio. Rappresentano due momenti della vita di S. Fi­na: l'apparizione di Papa Gregorio Magno alla Santa, e le esequie. Gli affreschi della volta sono di Sebastiano Mainardi, pittore sangimignanese imparentato col Ghirlan­daio (1477). La cappella fu consacrata da Niccolò Vesco­vo di Pistoia, nel 1488. Quattro artisti, di cui i primi tre Giuliano e Benedetto da Majano, Domenico Ghirlandaio, tra i più rinomati del '400 fiorentino, hanno lavorato insie­me in questa piccola stanza facendone un nobile gioiello.
Fra Giovanni del Coppo il primo biografo della santa qui sepolta racconta che i genitori di Fina, Cambio e Impe­ria, scelsero tale nome per la figlioletta perché la mam­ma, portando nel seno la creatura, ebbe la sensazione che sarebbe stata per dare alla luce un essere veramente prezioso, «fino» e così, in segno di finezza Fina ebbe il suo nome. Ecco, tale preziosa, classica finezza è l'im­pressione che si porta dalla visita alla Cappella. Alzando lo sguardo, dalla soglia della Cappella, verso l'esterno, si vede, in una lunetta dell'arcata navale un af­fresco: apparizione di S. Gregorio a S. Fina morente di Niccolò di Segna databile alla primissima metà del '300.