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. Appartamento, affittacamere a San Gimignano (Siena) |
.San Gimignano - Chiesa di Sant'Agostino
Sulla piazza, dal caratteristico ammattonato a spina di pesce e a coltello, si aprono la Chiesa di S. Pietro (sec. Xll°, stile romanico) e la Chiesa di S. Agostino. La Chiesa di S. Pietro appartiene alla Curia di Volterra e ricorda i tempi della padronanza di questa città su San Gimignano. Per visitarla rivolgersi ai Frati agostiniani. Nell'interno, interessanti pitture di scuola senese, forse di mano dello stesso Barna.
La Chiesa di S. Agostino fu costruita insieme al Convento, tra il 1280 e il 1298. E' di stile gotico, anche se gli elementi costruttivi del gotico non vi trovano molta applicazione. Ha una sola navata, con abside rettangolare, fiancheggiata da cappelle minori. Per recenti restauri sono ritornati alla luce i finestroni, con l'arco a sesto acuto. La prima visita è alle pitture del coro, dietro l'altare maggiore. La bella mano di Benozzo Gozzoli ha tracciato sulle pareti la vita di S. Agostino, uno dei più grandi pensatori del cristianesimo. Al primo sguardo se ne ricava una impressione di freschezza, di gusto visivo, di piacevole lettura. Il pittore fiorentino con chiarezza di impostazione e di risoluzione, ci dà il meglio della sua arte e delle sue capacità, nel senso che, rallegrando l'occhio con una armoniosa composizione di colori, esprime con una certa fedeltà biografica, quello che gli era stato commesso: la vita del titolare della chiesa. L'opera fu composta tra il 1463 e il 1465. . Sull'altare maggiore, grande tavola del fiorentino Piero Pollaiolo, fratello per sangue e per arte del più grande Antonio. La tavola rappresenta l'Incoronazione della Vergine. In basso, da sinistra: S. Fina, S. Agostino, S. Bartolo Bompedoni, S. Gimignano, S. Girolamo (che si batte il petto con un sasso) e S. Nicola da Tolentino. Sotto si legge la data della composizione: 1483. L'opera fu commessa dal Priore del Convento, Domenico Strambi. Il quadro, a prima vista, colpisce per una certa monotonia dei colori, (dovuta ad una alterazione naturale delle tinte) e staticità di composizione, ma è degno di figurare tra le più considerevoli del quattrocento fiorentino. Una ricerca di schiettezza realistica (si veda il volto di S. Bartolo), un disegno forte ed incisivo, conseguono una energica espressione formale. . Nella Cappella di destra, guardando l'altare maggiore: affreschi di Bartolo di Fredi (1356) con Nascita e Assunzione della Madonna. Sull'altare: tavola di Vincenzo Tamagni (1523) commessa al pittore da Ippolita Saracini che volle essere effigiata, in ginocchio. . Scendendo dal presbiterio, a sinistra, una tela di Giovanni Balducci (scuola di Andrea del Sarto): Sposalizio mistico di S. Caterina da Siena. . Dopo la porta laterale: Altare dei Tinacci, con tavola di Pier Francesco Prete Fiorentino, che rappresenta la Madonna col Bambino e Santi (1494). Sopra, la Pietà, affresco di Vincenzo Tamagni. . In fondo alla Chiesa, facilmente individuabile, la Cappella di S. Bartolo, il santo che esercitò, per i suoi e altrui mali, tanto la pazienza da meritare l'appellativo di «Giobbe della Toscana». La Cappella fu eretta per delibera e spese del Comune e dell'Ospedale di S. Fina nel 1448. Per erigerla fu chiamato Benedetto da Maiano (seconda metà del 1400). Il marmo sotto la mano dell'artista si piega fino a perdere, si può dire, la propria materialità. Un'aura di serenità e di compostezza che fa come sentire la morte vinta dalla santità e il tempo dalla eternità, promana dalle sculture che compongono il monumento. Nella parte inferiore sono ricordati alcuni episodi della vita del santo prete. Sopra il sarcofago, le statue della Fede, della Speranza, della Carità. In alto, il magnifico tondo della Madonna col Bambino e due angeli. Le pitture a destra sono del sangimignanese Sebastiano Mainardi e rappresentano S. Nicola da Bari, S. Lucia, S. Gimignano. . Risalendo verso l'Altare maggiore, si trova un affresco di V. Tamagni: l'adorazione della croce. Manca la figura del Crocifisso. Sulla medesima parete campeggia un affresco di Benozzo Gozzoli: S. Sebastiano, commesso al pittore per voto popolare in seguito alle peste del 1464. Il santo colla sua intercessione ferma i dardi del castigo di Dio proteggendo il popolo che si affolla ai suoi piedi. L'occhio non si stanca di passare ad uno ad uno i volti dei popolani, specie dei bambini, figure realistiche e nello stesso tempo idealizzate: un momento e un documento di vita insomma che l'arte serve nella autonomia e nella libertà dei suoi mezzi. . Il busto in marmo raffigura Niccolò Pesciolini, valoroso soldato morto nel 1619. . Il pulpito con lo stemma della famiglia Posca risale al 1524; le pitture intorno sono di V. Tamagni. . L'affresco dell'altare della Madonna (l'altare è in stile barocco) è di Lippo Memmi che lo dipinse nel 1330. Purtroppo l'opera, per incoscienti restauri, ha perduto ogni interesse. Sia la Madonna, sia S. Michele Arcangelo, sono cosa rimaneggiata e fredda. . Più vicino al Presbiterio, un interessante affresco. L'opera è di Sebastiano Mainardi (1488) e riproduce il Vescovo di Modena S. Gimignano, attorniato da Mattia Lupi, poeta, Domenico Mainardi, canonista e Nello Nelli dei Cetti, giureconsulto; al di sotto la salma di Fra Domenico Strambi, il grande sangimignanese detto il «dottore parigino» per avere insegnato filosofia alla Sorbona a Parigi. A lui va il merito di avere chiamato Benozzo Gozzoli a San Gimignano. Nella cappella, accanto all'altare maggiore, si trovano due tavole, una di Giovanni Balducci (1589), l'ultimo lavoro di rilievo eseguito in San Gimignano dopo la decadenza della città e l'altra di Fra Paolino da Pistoia (1490-1547) ricca di colore anche se non ben amalgamato. Il Balducci ha rappresentato la Madonna che mette un anello a S. Caterina d'Alessandria. Fra Paolino ha dipinto la Madonna col Bambino e i Santi Niccolò da Bari, Caterina, Vincenzo Ferreri. . Entrati in sagrestia, si può passare nel chiostro del Convento, composto di due ordini di arcate, piene di pace e di quieta luce. Una volta ritornati in piazza, volendo, si può prendere da Via Marconi verso l'incrocio con Via XX Settembre, e scendere fino all'Ospedale, detto di S. Fina, perché costruito, nel 1255, colle offerte elargite in onore della Santa, nei primissimi anni dopo la morte, e osservare nell'atrio due busti, S. Gregorio e S. Fina, opera di Piero Torgianni, il violento scultore che con un pugno deformò il volto di Michelangelo. Le opere furono donate dal dotto prete sangimignanese Stefano Coppi e risalgono alla fine del 1400. Seguitando per la via si incontra la Chiesa di S. Iacopo, del sec. Xl°. Nell'interno, pittura di scuola senese (Lippo e Memmo Memmi) del sec. XIV0. La Chiesa fu costruita dai cavalieri sangimignanesi di ritorno dalla Prima Crociata. Nella facciata fa bella mostra un occhio di terra cotta. Ritornando verso il centro della città, sempre per Via XX Settembre, si trova, prima dell'Ospedale, la Chiesa di S. Girolamo, da ricordare perché all'interno vi si conserva una tavola di Vincenzo Tamagni rappresentante la Vergine e figure di Santi. Il S. Girolamo dietro l'altare è del Mainardi. Anche nel Conservatorio di S. Chiara, di fronte alla ripida Via delle Fonti, si trovano pitture interessanti: fra cui una Madonna con Santi di V. Tamagni. . Per Via delle Fonti si scende alle omonime costruzioni, dei secoli XIII° e XIV, con archi romanici e gotici di effetto, un altro pezzo di S. Gimignano di una volta arrivato fortunatamente a noi intatto. |