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. Appartamento, affittacamere a San Gimignano (Siena) |
.Firenze, ToscanaDi antiche origini etrusche, Firenze deve la nascita vera e propria ai Romani, che nel 59 a.C. posero un accampamento lungo il fiume Arno dandogli il nome di Florentia. Tuttora si può ritrovare l'antico assetto romano del cardo e del decumano in piazza della Repubblica all'altezza della colonna posta tra via Roma - via Calimala (cardo maximus) e via Strozzi - via del Corso (decumanus maximus). La stessa divisione poi della città in quattro quartieri richiama l'epoca latina. Durante le invasioni barbariche Firenze fu assediata prima dagli Ostrogoti (405), i quali però non riuscirono ad entrare in città grazie alla costruzione di imponenti mura, poi dai Bizantini (535) e infine dai Goti, che la presero nel 541. In epoca carolingia (sec. VIII) la città fece parte del Sacro Romano Impero; successivamente fu assoggettata al potere della contessa Matilde di Canossa e solo dopo la sua morte, nel 1115, riuscì a diventare comune autonomo, amministrato dalle classi magnatizie di ricchi mercanti, potenti ecclesiastici e grandi famiglie nobiliari. La città si trovò spesso divisa per ragioni di potere in due fazioni: Guelfi (fedeli al Papa) e Ghibellini (sostenitori dell'Imperatore). Le due parti, infatti, si scontrarono spesso in battaglia alternandosi nella vittoria (famosa fu quella riportata dalla parte ghibellina a Montaperti del 1260). Nel 1289 a Campaldino i Guelfi invece riuscirono ad avere la meglio su Arezzo, ponendo così Firenze in posizione dominante sulle altre città. Nonostante le lotte intestine tra le due fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini e l'avvicendarsi al potere ora degli uni ora degli altri, Firenze iniziò la sua ascesa grazie al commercio della lana e della seta, che la resero famosa e importante in tutta Europa (nel 1252 coniò la propria moneta in oro chiamata dorino, che reca sul dritto l'immagine dell'iris, fiore simbolo della città, e sul rovescio S. Giovanni Battista, patrono e santo protettore di Firenze, festeggiato ancora oggi il 24 giugno). Col progresso economico il governo della città (1282) passò in mano alle sette Arti Maggiori, corporazioni artigiane formate da banchieri e ricchi mercanti, finanziatrici di regnanti europei. Nel 1293 i nuovi ceti emergenti di coloro che si erano arricchiti con i commerci ottennero gli ordinamenti di giustizia con l'esclusione delle grandi famiglie della vecchia aristocrazia dal governo della città. Ma con la Guerra dei Cent'anni e la crisi delle banche fiorentine che avevano finanziato l'insolvente re d'Inghilterra Edoardo III, e dopo la violenta epidemia di peste del 1348, il popolo ‘minuto' cominciò a mostrare segni d'insofferenza rivoltandosi contro il potere del popolo ‘grasso' delle Arti Maggiori nel famoso tumulto dei ‘Ciompi'. I lavoratori della lana riuscirono a costituirsi in Arti e prendere parte al governo. Ben presto tuttavia le nuove Arti furono abolite e il potere tornò in mano a poche famiglie illustri. La città si divise in due fazioni: quella della vecchia oligarchia, che gravitava intorno alla famiglia degli Albizi, e quella del popolo minuto, fautore della famiglia dei Medici, originaria del Mugello: banchieri, arricchiti con i commerci. La Repubblica fiorentina si conquistò uno sbocco al mare prendendo le città di Pisa e Livorno. È con Cosimo il Vecchio de' Medici che la città divenne nel 1434 di fatto una Signoria, iniziando secoli di splendore culturale e politico. Questi, infatti, governò dal suo palazzo di via Larga (Palazzo Medici-Riccardi), mentre il Palazzo Vecchio, sede delle magistrature, perse sempre più importanza. Fu suo nipote Lorenzo, chiamato il Magnifico, che consolidò, nella seconda metà del sec. XV, la supremazia della famiglia e il prestigio della città con un'intensa attività diplomatica che lo vide allearsi coi potenti di Napoli e Milano. Dopo di lui, però, il figlio Piero fu esiliato per avere avuto poco polso con le truppe francesi di Carlo VIII, entrate a Firenze nel 1494. I fiorentini allora insorsero contro gli stranieri, incitati dalle prediche del frate Savonarola (scomunicato poi per eresia e arso vivo in piazza della Signoria) e ristabilirono la Repubblica fino al 1512, anno in cui rientrarono in città i figli del Magnifico, Giovanni (divenuto poi papa Leone x) e Giuliano. Entrambi, tuttavia, furono costretti a trasferirsi a Roma quando Firenze ristabilì una nuova Repubblica, nominando il Duca di Urbino Capitano della città. A Roma, frattanto, i Medici acquistarono sempre più autorità e anche il figlio illegittimo di Giuliano de' Medici, Giulio, fu fatto papa con il nome di Clemente VII. Il nuovo pontefice si alleò, dopo aver subito però il Sacco di Roma nel 1527, con l'imperatore Carlo V per assediare la città di Firenze (1530), che capitolò nel 1532. Tornati i Medici, Firenze fu trasformata in ducato con Alessandro I, e in granducato poi, con Cosimo I (1569), figlio di Giovanni dalle Bande Nere, del ramo cadetto della famiglia, che riuscì a estendere il dominio fiorentino su Siena. Con lui e i suoi successori Francesco I e Ferdinando I, si ebbe un'epoca di grandi lavori e di splendore economico e culturale della città. Magnificenza che durò fino al 1737, quando morì, senza eredi, l'ultimo rappresentante del casato, Gian Gastone. Per ragioni dinastiche la Toscana fu assegnata a Francesco Stefano di Lorena, marito di Maria Teresa, imperatrice d'Austria. Iniziò per Firenze un periodo di stretto legame con la casa d'Asburgo-Lorena, governata da un consiglio di Reggenza fino al 1765, quando arrivò in Toscana il granduca illuminista Pietro Leopoldo, secondogenito di Maria Teresa, che attuò riforme amministrative, fiscali e soprattutto agricole molto importanti. Le conseguenze della Rivoluzione francese portarono per un periodo la Toscana sotto il dominio francese, con il governo di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Successivamente, con Ferdinando III, tornarono i Lorena fino al 1860, quando il Granducato fu annesso al Regno d'Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia. Divenuta capitale d'Italia (1865-1870), Firenze vide cambiare notevolmente la sua struttura urbanistica con la costruzione di nuovi viali e nuovi palazzi a scapito di parti storiche importanti come le vecchie mura, mentre le piccole realtà artigiane cominciarono a trasformarsi in grandi industrie. Durante la Seconda Guerra mondiale Firenze fu spesso teatro di scontri tra le milizie partigiane e le truppe tedesche subì anche pesanti bombardamenti, che distrussero quartieri antichi, ma che risparmiarono il Ponte Vecchio, costruzione che resistette anche all'alluvione del 1966, e che oggi è il simbolo stesso della città. |